Il biscotto Bigio (1 di 2)

I Biscotti del Bigio di San Pellegrino dall’inconfondibile forma a mezzaluna sono friabili e secchi allo stesso tempo, fragranti con un netto sentore di vaniglia, ottimi con il thè e il caffè. Hanno una peculiarità che li rende unici: nascondono un gusto ed un sapore inconfondibili che non stancano mai. È un frollino di colore dorato, profumatissimo, ammaliante e intenso al palato.  La linea morbida e lievitata ricorda i biscotti delle grandi tradizioni di pasticceria.  Un biscotto quotidiano perfetto anche da accompagnare con marmellate alla frutta e creme di cacao, eccellente per trasformazioni gourmet come dolci al cucchiaio e torte fresche.

LA STORIA DELLA PASTICCERIA:

1934

Luigi Milesi, detto Bigio, apre la sua prima pasticceria in Piazza Marconi. Questa divenne subito famosa per le sue brioches, la “torta tre gusti”, la dolce “polenta uccelli”, i “baci del Giopì” e per gli speciali “Biscotti di San Pellegrino”.

 

1960

La Pasticceria si sposta in Via Papa Giovanni e il luogo diventa punto di ritrovo per tutta la valle. I suoi biscotti, sempre più famosi, si diffondono in tutto il territorio, anche oltre la provincia.

 

1965

Bigio, rappresentante ufficiale della tradizione della maschera

bergamasca, vince la “Maschera d’Oro” per il “Gioppino” in un concorso a Treviso. Nell’attuale pasticceria si possono ammirare i bellissimi burattini, intagliati nel legno a fine Ottocento da autori ignoti. A queste maschere, che erano e sono i tesori del Bigio, viene data vita durante tutto l’anno nell’attigua piazzetta, in messe in scena di  commedie ricavate dai vecchi e tradizionali canovacci.

 

1970

L’attività viene portata avanti dal figlio Beppi e dalla sua famiglia. Viene acquisito un albergo e viene estesa la gamma di prodotti e servizi. Il complesso è dotato di uno splendido giardino e di una sala ristorante di inizio Novecento. All’albergo viene dato il nome “Bigio” in ricordo di un uomo che con la sua nobiltà d’animo ha saputo rappresentare l’intima essenza e il carattere della gente della terra bergamasca.

 

1971

A Bigio viene attribuito il titolo di “Cavaliere per Ordine e Merito” dal Presidente della Repubblica.

 

 

2000

La struttura si rinnova senza tradire la tradizione della famiglia e della terra; anzi, riproponendo valori e prodotti tipici con servizi nuovi e idee inedite. L’albergo, il ristorante, la caffetteria, la pasticceria, propongono un mix di tradizione e di innovazione, grazie alla sensibilità e alla vitalità della generazione più giovane della Famiglia Milesi.

I BURATTINI TIPICI DI BERGAMO:

Il Gioppino

è una maschera bergamasca. La sua principale caratteristica fisica sono tre grossi gozzi, da lui chiamati le sue granate o coralli, che ostenta non come un difetto fisico, ma come veri e propri gioielli.

La tradizione vuole che sia nato da Bortolo Söcalonga e Maria Scatoléra a Zanica dove vive con la moglie Margì e il figlio: Bortolì. Il suo nome in bergamasco è Giopì de Sanga. Ha anche due fratelli, Giacomì e il piccolo Pisanbraga, e i nonni Bernardo e Bernarda.

Faccione furbo, rubicondo, vestito di grosso panno verde orlato di rosso, pantaloni scuri da contadino e cappello rotondo con fettuccia volante, di mestiere fa il facchino e il contadino, professioni che di fatto non pratica preferendo guadagni occasionali meno faticosi. Di modi e linguaggio rozzissimi, ma fondamentalmente di buon cuore, porta sempre con sé un bastone che non disdegna di usare per far intendere la ragione, sempre comunque a vantaggio dei piccoli e degli oppressi. Amante del vino e del buon cibo, si dichiara innamoratissimo della Margì.

Gioppino incarna il sempliciotto rozzo ma di buon cuore, pronto a difendere i deboli.

La Margì

burattino, bergamasco, è la moglie di Gioppino, altro burattino, entrambe maschere del teatro popolare bergamasco e figure particolarmente amate dal pubblico dei bambini. Nelle tradizionali carte da gioco bergamasche è rappresentata nel quattro di spade.

 

Arlecchino

è una famosa maschera bergamasca della commedia dell’arte. Il suo nome in lingua francese è Arlequin, mentre in inglese è chiamato Harlequin.

 

Pulcinella

è una maschera campana della commedia dell’arte.

 

 

Brighella

è una maschera popolare bergamasca della commedia dell’arte. Deve il suo nome al suo carattere attaccabrighe, insolente e dispettoso.

È il migliore amico di Arlecchino: entrambi sono i servi della commedia dell’arte ed entrambi sono nati a Bergamo. Al contrario dell’amico, tuttavia, Brighella non fa solo il servo ma un’infinità di altri mestieri più o meno leciti, per cui si ritrova sempre in mezzo a svariati intrighi.

Elementi caratteristici principali del personaggio sono la prontezza e l’agilità della sua mente, che utilizza per escogitare inganni e trappole in cui far cadere il prossimo solo per il gusto di imbrogliare gli altri. È inoltre intrigante, molto furbo, senza scrupoli e un bugiardo capace di raccontare frottole con tale sicurezza e convinzione che è quasi impossibile distinguerle dalla verità. Inoltre è molto abile nel cantare, suonare e ballare.

Viene raffigurato con giacca e pantaloni decorati con galloni verdi; ha inoltre scarpe verdi con pon pon neri. Il mantello è bianco con due strisce verdi mentre la maschera e il cappello sono neri.